Un artista colorato, ironico, dreamy.

Federico Salis abbatte la mascolinità tossica a colpi di erotismo pop.

Mi chiamo Federico Salis e sono un illustratore freelance. Ho 29 anni, sono nato a Cagliari e ho frequentato il liceo artistico. A 19 anni mi sono trasferito a Londra. Nel 2017 mi sono laureato alla University of Arts London in Effetti speciali per performance e fashion. Chiusa la mia lunga esperienza in UK sono tornato in Italia, a Milano, e ho riscoperto la mia passione per il disegno e la pittura, focalizzandomi principalmente sulla digital art.

1. Come definiresti il tuo stile?

Definirei il mio stile COLORATO. Ho una profonda attrazione per i contrasti e la saturazione. IRONICO, credo che per affrontare tematiche anche delicate o serie bisogna aggiungerci un pizzico di sarcasmo, senza mai arrecare danno a nessuno. DREAMY, è come rappresentare un mondo che a volte c’è, altre volte non esiste, a volte vorremmo.

2. Con la tua produzione artistica ti senti di rappresentare una comunità specifica?

Non credo di rappresentare una comunità in particolare. Mi interessa cosa succede nel mondo. Ci sono troppe cose belle e brutte da rappresentare per dedicarsi a una sola comunità. Da persona gay mi concentro certamente sull’estetica e il mondo queer.

3. Quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione?

Provo a elencare le più importanti, sarebbero troppe altrimenti. Mi piace ascoltare musica, prendo ispirazione spesso da melodie e canzoni per poi capire successivamente cosa dovrò disegnare. Mi ispiro all’arte retrò, J.W. Leyendecker e Norman Rockwell. Tutta la sfera omoerotica ad esempio come George Quaintance, Tom of Finland. Mi ispiro ai movies e alle locandine dei primi anni del Novecento. Insomma qualsiasi cosa sia in grado di darmi stimolo creativo. La pop e visual culture hanno un ruolo fondamentale.

4. Alcune serie di tue opere sono particolarmente provocatorie. Quali sono le reazioni che susciti più spesso? Sono le reazioni che cerchi? Perché?

La reazione che suscito più spesso credo sia un LOL gigante. A parte gli scherzi, dipende davvero a chi arriva la mia opera, c’è chi ammira la mia ricercatezza e capisce che tipo di linguaggio si nasconde dietro, altri non credo si soffermino a capire e allora si sentono uncomfortable, ignorano e poi click, unfollow. Nella mia serie DILDOS, ad esempio, cerco di usare un elemento che per molti suscita imbarazzo, il dildo, un semplicissimo sex toy, una forma fallica ma che nelle sue svariate sfaccettature ci accomuna: chi non ha mai disegnato un piccolo pene sul bordo di un quaderno? Mi piace abbracciare tematiche che purtroppo continuano a tenerci separati a causa di pregiudizio e discriminazione, specialmente all’interno della sfera queer LGBTQI+. Sono alla continua ricerca della femminilità all’interno dello stereotipo dell’uomo macho.

 5. Quanto di te esponi nelle tue opere?

Credo di rientrare ancora in un mio piccolo recinto di comfort zone, non credo di essermi spinto davvero fino in fondo. Ho appena iniziato 🙂

6. Quali sono le più grandi soddisfazioni e le maggiori difficoltà di cui fai o hai fatto esperienza nel tuo percorso?

Le più grandi soddisfazioni sono senz’altro il raggiungimento di alcuni miei piccoli obiettivi, tra cui il migliorarsi costantemente a livello tecnico e pittorico: non si smette mai di imparare e fare ricerca personale. Ma soprattutto essere riuscito ad inserirmi a Milano e farmi conoscere per i miei lavori. Quando sono arrivato in questa città non immaginavo che avrei ripreso a disegnare, è stata un’esperienza in salita.

7. Quali sono i tuoi sogni e obiettivi?

Il mio vero sogno è quello di potermi realizzare come illustratore e dedicarmi all’arte a tempo pieno, farcela con le mie forze e non perché sono carino o sono l’amico di…

8. Si può vivere d’arte in Italia?

Alcuni possono. Altri purtroppo no. Al momento è un discorso molto elitario. Per mia esperienza personale il mondo dell’arte, specialmente quello dell’illustrazione, non ti permette appieno di mantenerti economicamente.

9. Quanto sono importanti i social nella tua vita e/o nel tuo lavoro e quanto tempo ci dedichi? Che rapporto hai con i social network e con la community dei social? Quali sono gli aspetti positivi e negativi del mostrarsi su queste piattaforme?

I social sono molto importanti per una questione mediatica. È molto più semplice esporsi e mostrare il proprio lavoro. È sicuramente un’arma a proprio vantaggio, bisogna solamente stare attenti a come la si usa e a non diventarne schiavi. Invece il dark side dei social è che spesso il lavoro viene considerato e apprezzato solamente in base al numero di follower, quando invece è importante ricordarsi che il mondo reale è fuori.

10. Un consiglio che daresti a chi si affaccia a questo mondo?

Mettete sempre un pezzo di voi stessi in quello che fate e non quello che vorrebbero gli altri. La mia cara amica Simona Ventura dice sempre: crederci sempre arrendersi mai!

#IAMNKDTIPS

Diamo ascolto alla saggezza di Simona Ventura e non arrendiamoci mai.

Cosa ne pensi? Raccontacelo nei commenti!