Kilium si racconta alla Family.

Le ragioni per (non) sparire: nudità, consapevolezza, vulnerabilità.

Sono dell’idea che “mettersi a nudo” sia una locuzione dalla carica metaforica potentissima, perché il corpo scoperto è sempre veicolo di narrazione, sia esso accompagnato da testo esplicativo o meno. Tuttavia, il corpo nudo è anche per sua stessa natura vulnerabile, sia nell’esposizione fisica agli agenti esterni materiali, sia perché soggetto a costante osservazione e, purtroppo, giudizio.
Quale giudizio fa più male? Quello sulle scelte fatte, quelli sull’aspetto fisico, quello morale? Potenzialmente tutti ma, per quanto riguarda me, il peggior giudizio negativo è quello che io do a me stessa. La mancanza di stima verso me e ciò che sono è un seme marcio che mette radici in ogni cellula del mio corpo, fino a farmi desiderare di non esistere più. Di sparire. Sparire da cosa? Dalla realtà virtuale? Dalla mia stessa vita? E come? Ho una presenza fisica e relazionale nel mondo, come potrei sparire e soprattutto perché farlo?

La domanda mi ha tormentata per giorni, che sono diventati poi mesi. Mentre cercavo di restare aggrappata al senso della mia esistenza materiale, l’idea di nascondermi dall’occhio, soprattutto quello virtuale, al quale mi ero data in pasto senza veli, mi spingeva sempre più giù. E alla fine ha vinto, sono sparita.

Non credo sia sbagliato concedersi del tempo per sé, d’altronde esporsi pubblicamente, anche se a farlo è solo l’immagine virtuale, può essere estenuante. Scegliere di nascondersi per un periodo può essere utile finché è una scelta, una sorta di riposo, lontano dall’occhio del Grande Fratello, dedicato alla cura del sé. Non è altrettanto salutare quando ci si sente costretti da un malessere incontrollabile.

Non ero abbastanza. Ogni giorno guardavo centinaia di foto di altre ragazze ripetendomi le stesse frasi in loop: “non sono abbastanza”, “non sono così bella da potermi permettere di esporre il mio corpo”, “non piaccio a nessuno”, “mi vergogno di essere così brutta, dovrei nascondermi e invece mi spoglio sul web, complimenti, che stupida!”.
Ma ce n’è una che mi sono detta che mi ha fatto più male di tutte, quella che mi ha dato il colpo mortale: “sei grassa”.

Il disprezzo per ciò che è diverso e dunque non conforme all’idea di quella perfezione che, pur essendo di fatto irraggiungibile, rappresenta lo standard, è una sorta di veleno silenzioso che contamina anche le menti più sane. Diventa la norma, per cui accettare che in realtà ogni corpo è diverso, ha la sua storia ed è bellissimo per questo, è un passaggio che si fa con presa di coscienza. Io la penso così da quando, a un certo punto della mia crescita, ho sviluppato la capacità critica di mettere in discussione i modelli sociali che mi venivano trasmessi dal mondo circostante. La bellezza è in tutto, nei corpi, nel modo di esprimersi che ognun* ha, nelle parole, nei racconti verbali e non verbali…eppure, qualcosa che è sfuggito al mio controllo si è insinuato in me – da molti, molti anni a questa parte – e mi ha detto proprio così: “è vero, tutti i corpi sono belli e validi, tranne il tuo”.

Tranne il mio, va bene, e allora io mi spoglio e lo mostro, perché non è vero, è una bugia, è una voce crudele che non fa parte di me. E invece… quella voce mi ha divorata.

Tra la fine dell’anno scorso e l’inizio di quest’anno il mio peso è aumentato significativamente. Succede, si ingrassa, si dimagrisce, è così che funziona, perché tormentarsi? Ma io mi sono tormentata, tormentata fino a nascondermi da tutto. Ed è così che ho smesso di posare, arrendendomi alle voci che mi suggerivano di nascondere quella “schifezza”. Perchè quello è ciò che vedevo, una “schifezza”.

Saltando un po’ la parte più dolorosa di questa storia, arrivo direttamente ad oggi: voglio tornare. Ahimè, c’è il trucco: sono dimagrita e mi sento nuovamente accettabile. Ma non è l’unico motivo per cui tornare. Voglio ridarmi la possibilità di esprimermi, di raccontarmi attraverso il mio corpo e le mie parole, senza nascondermi più qualora questo dovesse cambiare nuovamente aspetto in futuro. Il corpo è la prova tangibile della nostra storia. Tutt* ne abbiamo uno, a volte è un abito stupendo, a volte lo sentiamo come una prigione, ma sarà con noi per tutta la vita e non dobbiamo odiarlo. Lo dico a me stessa per prima e lo lascio scritto perché tutt* abbiamo bisogno di ricordarcene: non dobbiamo odiarci. Auguro a me, e a voi, di riuscire a vivere con pacifica accettazione tutte le forme che il nostro guscio organico assumerà nel corso della nostra vita.

#IAMNKDTIPS:
A chiunque capita di sentire quella vocina malevola nella propria testa che ti sussurra che non sei è mai abbastanza… Spogliati e zittiscila!
Vi è mai successo? Commentate!

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