IAMNKD STORIES: ANNA VOLPI
BY: Anna Volpi - @anna_volpi_photos

Una donna che ha dato voce alle donne, in particolare alle artiste​.

Chi è Anna Volpi? Fotografa, madre, imprenditrice e... Papessa!​

1. Ciao Anna, presentati alla Family di IAMNKD.
Ciao! Sono Anna Volpi, italo-americana, fotografa, madre, imprenditrice, curiosa, classe ’81, vivo a Mantova e Verona.

2. Parlaci un po’ di te e del tuo lavoro fotografico.
È difficile rispondere in questo periodo! Sto attraversando un momento di cambiamenti, sto chiudendo alcuni capitoli di vita e consolidando altri. Faccio molte cose e sto realizzando che forse ne ho fatte un po’ troppe negli ultimi anni, dunque sto ripulendo e concentrandomi su quelle più importanti che voglio portare avanti. Il mio lavoro fotografico è cambiato, ora lavoro più dietro le quinte fotografiche, nella produzione di eventi e mostre. Ma parleremo di questo fra qualche domanda.

3. Che ruolo ha la fotografia nella tua vita?
La mia P. IVA dice che sono fotografa. Insegno fotografia nelle superiori, lavoro per Aperture Tours come guida fotografica. Faccio servizi di ritrattistica ed eventi. Fare ritratti è quello che mi piace di più, e le persone vengono da varie città per mettersi davanti al mio obiettivo, e recentemente mi hanno chiamata fino a Roma. Molte donne vengono da me, sia per servizi personali che professionali. Poi ci sono persone che mi chiamano per servizi erotici. Non ho problemi a fotografare persone in atti sessuali, e penso sia una bella cosa per le persone avere foto intime di sé e dei propri partner. Poi varie altre cose, ma vedo che ci sono le domande giuste qui sotto.

4. Chi ama il burlesque non può non conoscere il tuo nome, come è nata questa passione e che emozione ti ha dato immortalare queste artiste?
È nata nel 2012, ero molto incuriosita e mi sono proposta per seguire gli eventi. È molto emozionante! Vedere la trasformazione delle artiste e degli artisti è affascinante. Mi piace vedere il pubblico che viene coinvolto e sentire la sorpresa di persone che vedono uno spettacolo per la prima volta, che supera sempre le loro aspettative. C’è una grande energia in questo mondo, mi ha dato molto.

5. Che cosa ti ha lasciato questo meraviglioso mondo di glitter e ironia?
Mi ha lasciato tanta felicità e belle conoscenze, ma è stato anche un modo per ricordarmi del perché fotografo. Dopo un evento particolare in cui una ragazza foto amatrice con una macchinetta semplice produsse foto che mi piacevano più delle mie, mi sono chiesta perché. Ed era perché ero più concentrata sul fare foto utili, e non stavo seguendo il cuore come facevo prima. E mi sono fatta domande su quello che stavo producendo anche in altri campi. È stato un bel momento di risveglio.

6. Ti va di raccontarci del Meraki studio? Com’è nato e quale significato ha per te la parola Meraki?
Meraki è una parola greca, e vuol dire fare qualcosa con l’anima, la creatività o l’amore; per mettere qualcosa di te stesso nel tuo lavoro. Studio Meraki è nato nel 2017, perché volevo non solo uno spazio lavorativo ma anche un punto d’incontro per la fotografia. Io e la mia socia Chiara Maretti abbiamo creato serate come ‘Salotto Meraki’, in cui bevevamo vino e guardavamo libri di fotografia, oppure ‘Meraki Nights’, esposizioni di una serata con musica e bella compagnia. Ho chiamato altri fotografi a tenere workshops e tuttora lo studio è affittabile a offerta libera. Però nel momento in cui sto scrivendo, lo studio è uno di quei capitoli di cambiamento di cui parlavo sopra.

7. Nei tuoi scatti si evince una grande empatia per le donne, sono i tuoi soggetti preferiti?
Sì! Le persone in generale, ma fotografare mi donne succede più spesso, credo per l’attrazione umana reciproca. Mi piace conoscere le persone che fotografo, ed è importante che loro conoscano me. Si crea una relazione, e tante donne che fotografo scoprono parti di se stesse durante il set, vedi una trasformazione di cui hanno bisogno. Dare l’opportunità di una bella esperienza è tanto importante quanto le foto che ne escono. Gli esseri umani mi affascinano, tutto di loro, i loro corpi, quello che fanno, quello che pensano.

8. Come si è evoluta Anna dal mondo del burlesque all’essere presidente dell’associazione “La Papessa”?
Tantissimo! Compio 40 anni il 20 febbraio 2021, e sto approcciando questo momento con grande soddisfazione. Sono molto orgogliosa delle realtà che ho creato, mi sono sempre impegnata tanto e ora vedo i frutti. È un anno super sfigato questo 2020, ma sento proprio un’evoluzione come persona. Ho molta più sicurezza e direzione, e ho imparato a dire di no a tante cose.

9. La Papessa, come mai questo nome e di cosa si occupa?
La Papessa si riferisce alla figura dei tarocchi. La Papessa rappresenta la conoscenza segreta in tutte le sue forme, come la legge, la scienza, il passato, il presente e il futuro. La dualità di questa carta rappresenta l’universo materiale e l’universo spirituale. Ci occupiamo di fotografia prodotta da donne o persone che si identificano come tali. Questo perché nel mondo della fotografia, come in tanti altri, c’è ancora molto sessismo. Gli studenti di fotografia sono donne e uomini in uguale numero, a volte sono anche di più le donne, però la grande maggioranza di lavori fotografici che vediamo, nelle riviste, nelle fiere, nelle mostre, è prodotta da uomini. Questo vuole dire che il mondo viene visto dagli occhi di uomini, e questa non è una visione olistica, questa condizione forma il nostro modo di pensare, di lavorare, di interagire, di rispettare.

10. Raccontaci della biennale di fotografia femminile, come è nata?
È nata dalla situazione di disuguaglianza di cui parlo sopra, e il desiderio di lavorare per migliorarla. La BFF è il primo evento de La Papessa. La prima edizione doveva aprire il 5 marzo 2020, ma ovviamente non è stato così. Stiamo aprendo le mostre in maniera scaglionata e recuperando alcuni eventi. La BFF è un festival, con mostre, conferenze, incontri, proiezioni, eventi sulla fotografia. Le artiste sono donne, e tutte le attività sono tenute da donne (almeno per la prima edizione, vediamo nel 2022). Alcune persone dicono che creare un evento del genere non è il modo giusto per creare più inclusione, ma allo stesso momento queste persone parlano e basta. Noi stiamo prendendo attivamente in mano la situazione di disparità. Nel tempo vedremo cosa funziona e come possiamo continuamente migliorare. Abbiamo grandi obiettivi.

11. Come ti trovi a lavorare a stretto contatto con altre donne, pensi sia possibile crescere professionalmente insieme evitando conflitti?
Non credo ci siano più o meno conflitti lavorando in un team di donne (abbiamo anche un uomo nel team). Ci aiutiamo molto, e ci confrontiamo su questioni necessarie. È come qualsiasi ambiente, ci sono momenti in cui non abbiamo d’accordo, in cui proviamo fastidio a causa di mancanze delle altre, ma abbiamo messo in piedi una realtà enorme, e questo perché comunichiamo bene e ci ri-equilibriamo costantemente. C’è da dire che lavoriamo tutte per una stessa causa, questo ci unisce molto.

12. Che cosa la gente non percepisce a tuo parere del tuo lavoro?
Del mio lavoro come fotografa non saprei, non ci ho mai pensato.

13. Come sostenere l’arte in Italia?
In tantissimi modi. Comprarla. Comprare arte come regalo invece di bottiglie di vino o altro. Donare spazi agli artisti, donare il proprio tempo per eventi culturali, condividere sui social. Collaborare, non pensare solo al proprio orto. Questo a livello umano, poi a livello di burocrazia ci sarebbe da cambiare molto. È molto difficile lavorare con istituzioni che necessitano di infinita modulistica incomprensibile mai aggiornata, trovare i soldi per il mantenimento di associazioni, e molto altro. Trovo triste quando persone che lavorano nella cultura sono lì solo per battere cassa, senza pensare al futuro e alla crescita di tutti.

14. Ultimamente abbiamo visto una svolta più intimista nei tuoi scatti, che cosa senti di voler raccontare in questo periodo della tua vita?
In questo periodo non ho il tempo né lo spazio mentale per sviluppare un progetto, dunque fotografo semplicemente quello che mi attrae, la bellezza che vedo, senza obblighi di produzione. E l’intimità è bella, è favolosa. Quando incontro persone che mi ispirano, le fotografo. Sono bei momenti da vivere, e mi danno leggerezza. Trovo grande soddisfazione nel dare ai miei soggetti foto che si sentono loro, che li rispecchiano.

15. Una fotografa che non ha paura di spogliarsi, pensi che questa cosa possa essere male interpretata da clienti o dal giudizio popolare?
Certamente, purtroppo. Non lo so di certo, ma scommetto che qualche battesimo o comunione o ritratti di famiglia mi sia saltata perché i clienti hanno visto foto mie in cui sono nuda, come se il fatto che io sia nuda in foto mi impedisca di fotografare bene cerimonie. Quando ho cominciato a insegnare alle superiori ho anche pensato che qualche genitore avrebbe potuto lamentarsi del fatto che la prof del* loro figli* fosse nuda in internet. Finora non è successo, anche se alcuni miei ex-studenti mi seguono su Instagram.
Poi c’è tutta la schiera di uomini che mi scrive un messaggio appena pubblico una foto di me nuda. Mai niente di intollerabile, mai dick pic, ma comunque un tentativo di saluto, come se la foto fosse un invito a conoscermi, una bandiera che dice ‘sono single’ (che non sono).

16. Sei mai stata vittima di giudizi sulle tue scelte?
Sì. Da una persona mi è stato detto che sono capace solo di fare pornografia. Ma ho lasciato scivolare via, non mi interessano i giudizi degli stupidi. Dietro le mie spalle ci sarà stato qualcos’altro, ma nessun altro si è confrontato apertamente.
Poi ci sono anche giudizi positivi, donne che mi dicono ‘vorrei essere libera come te’. Mi piace essere questo tipo di esempio.

17. Come ti senti dall’altra parte dell’obbiettivo?
La maggior parte delle volte bene, ci sono stati alcuni momenti di vita in cui non volvevo farmi fotografare, quando non stavo bene con me stessa, perché l’obiettivo è come uno specchio. Scelgo da chi farmi fotografare, perché non voglio solo riempire portfolio o avere belle foto. Mi interessa l’interazione e l’esperienza. Posare mi aiuta come fotografa, mi ricorda com’è stare davanti all’obiettivo, mi aiuta nel creare empatia con i miei soggetti.

18. Dove possiamo seguirti?
Potete visitare il mio sito ww.annavolpi.com
o su Instagram @anna_volpi_photos.

Seguite la BFF su www.bffmantova.com, su Instagram e Facebook.

Anche La Papessa ha un sito  www.lapapessa.org e una pagina Facebook.

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