IAMNKD STORIES: BARBIE FAVELA
BY: Barbie Favelas - @gonzalomua

Hy all, I’m Barbie Favela.

È un vero onore far parte del progetto Imnakedoninternet. Solitamente sono di poche parole, ma oggi voglio presentarvi chi c’è dietro a questi bellissimi scatti.

1. Da dove nasce il tuo nome d’arte?
Il mio nome d’arte “Barbie Favela” nasce a Milano, non fu scelto da me, ma dalla piccola community che frequentavo.
Prima di scoprirmi Barbie, mi chiamavo Jasmyne come la principessa Disney, perché la sua storia mi caratterizzava parecchio. Giovane e bellissima principessa che viveva tra le mura del suo castello, col divietò assoluto di conoscere il mondo al di fuori di quelle mura. Il mio Aladdin fu proprio il mio primo “fidanzatino” e grazie a lui (anche se oggi il pronome è cambiato e dobbiamo chiamarla “lei”) ho scoperto un mondo tutto nuovo, che non avevo la minima idea esistesse, il mondo della notte queer.
Tornando a Barbie, mi appropriai di questo nome una volta arrivato nella grande Metrópolis (Milano).
In questa grande città ero assolutamente un nessuno, un normalissimo ragazzino di 19 anni che si truccava con i suoi amici e si immergeva nel mondo della notte, protetto dalla comunità queer.
Fu proprio la gente del posto a etichettarmi come “Barbie Favela” in particolare tutto iniziò da un importantissimo nome nella scena underground di Milano “La Mestruo”.
Barbie è cresciuta al Toilet Club, uno dei trampolini di lancio per qualsiasi drag queen che vive la scena milanese. Al tempo non era nemmeno mainstream, infatti sono contento di essere cresciuto a pari passo con la crescita del locale. Sinceramente non facevo parte ufficialmente dello staff, perché con Barbie Favela a Milano mi ero preso una pausa dagli obblighi contrattuali della tua parola con i responsabili di locali/eventi/pub. E non cercavo nessun compenso monetario, venni capito fin da subito, e ogni volta che varcavo la porta di quel locale mi facevano sentire la regina della serata.

2. Raccontaci il tuo percorso artistico. Quando hai iniziato a fare la Drag Queen e perché?
Tornando indietro di qualche anno, a fare Drag ho iniziato moooolto presto. Ho scoperto Ru Paul’s Drag Race alla tenera età di 14 anni, quindi ben 10 anni fa e ne fui totalmente rapito.
Quel programma fu l’unica religione che professai per molto tempo, imparai il gergo, le frasi, il modo di comunicare, esattamente come le preghiere per i cristiani.
La scoperta di questo talent la devo sempre alla mia prima cotta.
Mi resi conto a quella tenera età che tutto ciò che vedevo, dentro di me esisteva già. Ma non potevo affrontarlo da solo, grazie a mama Ru sono diventato ciò che sono ora e credo di aver imparato la lezione più importante nella vita “if you can love yourself, how in the hell you gonna love somebody else? Can I get an amen? AMEN”.

3. Essere una Drg Queen ha mai influito sulla tua vita lavorativa o sulle tue relazioni?
Essere una Drag Queen, guuuurlll, ha influito molto sulla mia vita lavorativa e credo fosse scritto tutto nelle stelle. Di professione sono un Make-up Artist professionista ed essere pure una Drag queen in questo campo è solo un PLUS da aggiungere al curriculum. Sono sempre stato fortunato perché il mio ambiente di lavoro è artistico con grosse influenze queer.
Non posso dire lo stesso in ambito personale: devo ammettere che essere una Drag ai miei tempi era parecchio scoraggiante. Ero convinto che nessun individuo maschile con il mio stesso orientamento sessuale potesse avere una relazione con una Drag Queen. Quindi potete immaginare quanto dura possa essere stato per un ragazzino di 14 anni accettarsi con la consapevolezza che il mondo non accettava la mia arte, spesso fare Drag dieci anni fa era visto come sinonimo di prostituzione o clown del circo. Il circo era la comunità LGBT+ e noi Drag eravamo i clown di questo circo.
Sono contento che le prospettive col tempo siano cambiate, ora non mi vergogno più di dire al primo appuntamento con uno sconosciuto “I’m a Drag Queen babe” anzi, mi aiuta a fare selezione naturale di individui mentalmente limitati e abissalmente lontani dalla mia forma di pensiero creativo.
Molte persone che fanno parte della comunità LGBT+ non sanno o si rifiutano di credere che molte barriere e canoni sono state abbattuti principalmente grazie alla cultura Drag.
Tutto ciò che vediamo e viviamo oggi ha grosse influenze Drag e sono fiero di sapere e riconoscere tutto ciò, perché mi rendo conto di far parte di qualcosa di vero!

4. Hai delle icone a cui ti ispiri?
Sono sempre stato influenzato dalla cultura black, essendo cubano.
Il mio personaggio oggi si ispira a donne potenti, che non hanno paura di mostrare il proprio corpo, mi piace giocare con la fantasia delle persone e regalare “dreams”(questa è una frase che usiamo spesso io la mia migliore amica!). Riuscire a regalare Dreams e ciò che mi da la forza e la voglia di uscire di casa con 0 gradi in una giornata di Dicembre con una cascata di lustrini argento a coprirmi il torace per poi regalare il dream al taxista sulla mia schiena completamente nuda.
Donne come Naomi Campbell, Christina Aguilera, Beyoncé, Isabel Pantone, Selena e persino la mitica Whitney, sono come un Martini, agitato non mescolato.

5. A Milano hai vinto un premio a una Ball di Vogueing nella categoria Sexy Siren… in Drag! Raccontaci questa esperienza.
A Milano ho avuto l’opportunità di entrare e far parte del mondo del Vogueing.
Mi ci buttai a capofitto in questa cultura perché mi rappresentava, non solo come personaggio, ma soprattutto come persona.
Partecipando alla mia prima Ball, azzardai a presentarmi in una categoria totalmente femminile: fui avvisato sulle critiche a cui questo gesto poteva portarmi, ma dentro di me sentivo che il mio personaggio aveva le giuste skills per partecipare ovviamente senza la pretesa o l’obbligo di vincere la categoria. Eppure accade proprio questo! inaspettatamente entrai e con grande stupore ottenni i miei TENS TENS TENS!
Sconcertante, perché nella categoria Sex Sirens la partecipazione è esclusivamente femminile, figure prive di sensualità venivano eliminate all’istante dalla competizione. Questo non accadde a me, vinsi la categoria e buttai giù un muro di pregiudizi infondati.
Sono molto fiero del coraggio che ho avuto in quella Ball, tornassi indietro lo rifarei senza pensarci due volte.

6. Ci sono ancora tabù o pregiudizi sulle Drag Queen?
Il pregiudizio esisterà sempre, non solo sulle Drag, ma su qualsiasi forma d’arte.
I tabù non dovrebbero esistere più perché abbiamo alla mano tutte le informazioni per apprezzare o per scoprire semplicemente questa forma d’arte. Chi non utilizza questi mezzi per informarsi, resta semplicemente ignorante e non è giustificabile l’ignoranza al giorno d’oggi.

7. Hai dei consigli per chi vorrebbe iniziare questi percorso artistico?
Consiglio a tutte le giovani Drag che hanno paura di metterci la faccia semplicemente di prendersi il proprio tempo, studiarsi bene il proprio personaggio e dare un look impeccabile e unico a esso.
Poi consiglio di mettervi le cuffie e fare play su Cover Girl di mama Ru: “Put the bass in your walk, head to toe, let your whole body talk”.

8. Dove possiamo seguirti?
Sfortunatamente Barbie Favela oggi esiste dentro alla mia testa e farà sempre parte della mia vita. Non ha più un profilo pubblico però potete seguirmi sul mio profilo lavorativo @gonzalomua.
Posso assicurarvi che prima o poi vorrà uscire dal suo letargo. Resterai sintonizzato ad aspettarla? Fammi sapere.

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