IAMNKD STORIES: CLAUDIA SKA
BY: Claudia Ska - @claudia_ska_

Agit-porn: la ribellione sessuale ha inizio​.

Claudia Ska è una donna appassionata e una vivace “agit-atrice”. Scrive, coinvolge e informa attraverso il suo imperdibile blog agit-porn, dove parla liberamente di pornografia, sesso, erotismo e di qualunque altra cosa rappresenti ancora un tabù nella società odierna. Filo conduttore: Ironia e Determinazione.

1. Come e perché Claudia è diventata “agitatrice”?
Ho sempre avuto un forte senso critico, così ho deciso di orientarlo alle questioni che mi stanno più a cuore: la sessualità (principalmente come viene narrata) e le istanze femministe (nello specifico del femminismo intersezionale). Se vogliamo, questi potrebbero essere due sottogruppi del macro-tema che mi interessa, ossia l’autodeterminazione.

2. Chi è per te la femminista “perfetta”? Spesso e volentieri si “abusa” di questo termine o si usa erroneamente per fini commerciali, come hai scritto tu stessa.
Rifiuto categoricamente la definizione “femminista perfetta”, innanzitutto perché non credo all’idea di perfezione, in secondo luogo perché sarebbe arrogante da parte mia. Il femminismo è costituito in realtà da femminismi, fazioni anche molto diverse fra loro e, seppure  mi riconosca nel femminismo intersezionale, non posso e non voglio dire che sia il migliore in assoluto, credo che sia quello al quale mi sento più vicina.

3. In molti tuoi post parli di “autodeterminazione”: cosa intendi?
L’autodeterminazione è per me un concetto fondante, come ho detto prima. Scegliere per sé con la totale assunzione di responsabilità verso ciò che si decide di fare e dire. È l’esercizio di una libertà consapevole, secondo me.

4. Che rapporto hai (e avevi) con il tuo corpo?
Ho un rapporto pigramente positivo. Non sono mai stata ossessionata dalla forma fisica, ma – se pensiamo agli standard di bellezza attuali – mi ritengo una privilegiata, perché non sono mai stata discriminata per il mio aspetto. Il mio grande problema con questo ridicolo e opprimente standard sono i peli, non riesco a vivere serenamente e fregarmene di essi in un contesto pubblico  e, pur non essendo ossessionata come una volta, mi pesa farmi vedere da altri quando non mi depilo.

5. Che cosa ti senti di consigliare alle donne che hanno un rapporto conflittuale con il loro?
Invito le persone a elaborare un pensiero critico e analitico, a non accettare passivamente imposizioni o suggerimenti che le fanno sentire a disagio, inadatte, inespresse. Soprattutto mi piacerebbe che le persone fossero individualiste nella misura in cui questo significa ragionare con la propria testa e non farsi adulare da falsi miti che servono solo a compiacere un certo sguardo e il suo relativo sistema economico-politico.

6. Affronti spesso tematiche legata alla sessualità. Quanto è importante oggi il confronto su questi temi?
La sessualità è il main core di agit-porn. Credo sia fondamentale parlarne per fare una contro-narrazione. Se ci fossimo potuti esprimere sessualmente in modo libero, probabilmente i nostri dibattiti verterebbero su altri temi e, forse, anche il sistema sociale in cui vivremmo sarebbe differente, meno frustrante.

7. Cosa significa per te “mettersi a nudo” su internet?
Per me “mettersi a nudo” significa rivendicare uno spazio, che è quello del corpo e delle idee. Ogni persona occupa uno spazio nel mondo e deve negoziarlo costantemente per metterlo in relazione con quello altrui. Inoltre per me il concetto di nudità rimanda a quello di onestà e integrità morale, che ritengo siano connessi al suddetto concetto di autodeterminazione.

8. Sei stata fotografata senza nulla addosso dalla nostra Miss Sorry. Come mai hai accettato di esporti e che cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Ho accettato perché sono narcisista ed esibizionista, adoro essere ritratta, vista, interpretata da uno sguardo altro, rispetto al mio. Mi piace il progetto “I am naked on the Internet”, la sua vena polemica ma pop, ribelle e goliardica, penso che si sposi bene con l’attitudine di agit-porn. Durante lo shooting mi sono divertita molto e sentita a mio agio, libera.

9. Chi censura (e ha censurato) agit-porn?
agit-porn è censurato dai social media di proprietà del signor Zuckerberg, perché c’è una forte, seppure ambigua, restrizione sulla rappresentazione dei corpi (femminili, trans, grassi, non bianchi, e via discorrendo). Il paradosso è che questa censura subita viene inevitabilmente agita in prima persona: per poter stare su quelle piattaforme alle loro condizioni e usufruire della visibilità che danno e della possibilità di fare rete, mi censuro, mortifico il mio corpo coprendo parti di esso che sono considerate volgari o addirittura pericolose e, di fatto, censuro il mio messaggio. È un compromesso che mi toglie potere. La ribellione alla censura la dovremmo concretizzare assieme, chiudendo i nostri account in massa, ma stare nella stessa piazza della massa è troppo ammaliante, essere potenzialmente visibili a chiunque è seducente.

10. Parlaci della tua collega Gea: come vi siete conosciute e avete iniziato a collaborare?
Ero intenzionata a dedicare una parte del sito di agit-porn all’esposizione di opere incentrate su nudo, erotismo o pornografia e, poco dopo avere aperto il sito, ho iniziato a seguire il profilo Instagram @valentinasroom_ che mi piace molto per il suo approccio all’arte erotica e il suo stile narrativo, così l’ho contattata e le ho chiesto se poteva interessarle curare la sezione “Open Space” come se fosse una galleria d’arte virtuale, lei ha risposto con entusiasmo e partecipazione, cosicché è diventata il mio braccio destro in quest’impresa nella quale si spende con mia grande soddisfazione e ampio apprezzamento del pubblico.

11. Leggiamo dal blog di una interessante proposta fatta ai vostri follower su Instagram: “Sharing nudes”: sharing i-s-caring. Vuoi parlarcene?
È tutto nato per caso lo scorso ottobre. Stavo riflettendo sul fenomeno delle dick pic: «se chiedessi alla gente di inviarle direttamente a me per una pubblicazione, magari la smetterebbero di molestare le persone a caso!». Un intento sarcastico, ovviamente, poi mi sono detta che sarebbe potuta essere un’occasione per esprimere il proprio esibizionismo. La proposta è stata accolta calorosamente e sono stata subissata di foto. Inizialmente le ho pubblicate censurate su Instagram nel profilo di agit-porn che ora non esiste più (è stato disattivato dalla piattaforma il 12 dicembre 2019), ma siccome – nonostante pixel e sticker – alcune foto sono state bannate, ho deciso di dedicare una sezione ad hoc sul mio sito, assolutamente non censurata, un punto di riferimento svincolato da ridicole linee guida.

12. Il tuo libro si intitola “Ma l’amore no”: perché questo titolo? In che cosa l’amore no?
Il titolo originale era “Ventrale”, una canzone degli Offlaga Disco Pax e un riferimento alla natura della narrazione: un racconto ombelicale della protagonista, una specie di diario scandito da titoli di canzoni, di libri e dalle stagioni. L’editor lo ha bocciato e mi ha fatto altre proposte tra cui “Ma l’amore no”, che peraltro è anch’esso il titolo di una canzone del 1942, cantata per la prima volta da Alida Valli. Lo accolsi perché secondo me sarebbe stato facile da ricordare e pop, nel senso di popolare, di massa. L’amore per me è sempre sì; quando è no, significa che ha causato tormento, ma ciò non basta per rifiutare un sentimento così complesso, sfaccettato, ambiguo e intenso.

13. Dove possiamo seguire e supportare agit-porn?
Innanzitutto sul mio sito agit-porn  e sono piuttosto attiva sul mio canale Telegram omonimo @agit-porn (t.me/agit_porn), sono su Instagram e su Facebook sempre come @claudia_ska_. Chi volesse supportare anche economicamente, può farlo tramite Ko-fi (ko-fi.com/claudiaska).

14. Saluta la famiglia di I’m naked in pieno stile agit-porn.
Ciao zozze, zozzi e zozzu, toglietevi tutto tranne la personalità!

#IAMNKDTIPS
Essere una voce fuori dal coro può causare autodeterminazione e felicità. 
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