IO E LA MIA FOTOGRAFA: UN RACCONTO EROTICO
BY: Chiara Squarise - @madamescrive

Io e la mia Fotografa.

Un racconto di Chiara Squarise.

Sono mesi che m’incanto a guardare il sito di Iamnakedontheinternet, è un progetto fantastico, e mentre sto sbirciando appare una post in cui ti chiedono di spogliarsi dei propri tabù e raccontare la propria storia. In un impulso di follia notturna, di notte quando non si dorme si è molto più coraggiosi, decido di rispondere. Così ignara di quello che succederà nella mia vita mi addormento sognando cascate tropicali con me nuda in groppa ad uno strano centauro con il corpo di un cavallo, ma il petto e il viso di un modello ritratto da Irving Penn, vengo disarcionata e scopro che il cazzo ritto di un cavallo è una misura che si addice al mio sogno…

L’indomani appena alzata mi dirigo in bagno, evitando, come al solito, di guardare il mio corpo segnato da cicatrici regalate da un incidente, e una cellulite che ama la mia pigrizia e la mia passione per il cibo spazzatura.

Accendo il cellulare e trovo un messaggio con poche parole sorprendenti per me.

«Ciao e grazie per la tua storia. Vieni a raccontarla di persona e poi ti scatto qualche foto!»

Che pazze le Donne di Naked hanno di certo sbagliato persona, ma al mio messaggio per segnalare l’errore confermano che hanno cercato me. Chiarisco che non mi spoglio nemmeno al mare, figuriamoci se avrò mai il coraggio di denudarmi per fare delle foto. «Intanto vieni a trovarci poi nel caso ne parliamo»

Sento un brivido d’eccitazione e decido di continuare a rincorrere questa follia, mi sento come un’adolescente che va a Londra per la prima volta.

Quando arrivo il set è un caos ordinato di persone colorate e indaffarate. Scorgo un magnifico modello nudo che sta posando con un ombrello. Sono affascinata

Poi la vedo! Viene verso di me sono emozionata d’incontrare la mia Fotografa.

Mi guarda e mi chiede se sono pronta, sorrido perché immagino mi stia canzonando, ma mi ricredo subito quando vedo come mi sta guardando.

È ferma ad osservarmi e non dice nulla. Eppure io lo sento, un fremito dentro e intuisco che la Donna che ho davanti vede me!

Non mi rivolge la parola, inizia semplicemente a fotografarmi, mentre arriva una ragazza estroversa dai fluenti capelli fucsia che inizia a truccarmi, così come se fosse la cosa più naturale del mondo. Guardo la mia Fotografa il suo sorriso mi fa capire che è così.

Allora penso che posso fare quello che mi chiede, perché in questo posto per la prima volta nella mia vita mi sento accolta e non giudicata.

Con semplicità inizio a togliere il maglione che rileva un reggiseno corposo che mi serve a reggere le mie tette che sono una quinta e una sesta. Subito un primo passaggio importante perché essendo una diversa dall’altra, la doccia in palestra e stata spesso umiliante. A volte siamo noi donne a essere le più crudeli. Invece alla mia Fotografa, che mi scruta attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica, questa diversità non ripugna, anzi sceglie di fotografarla con la gioia del particolare che rende invitante fare uno scatto. Mi sento come una delle Donne ritratte da Jan Saudek.

Mi chiede di spogliarmi del tutto ma sono restia, la guardo confusa le confesso che ho la pancia, mi sorride la mia Fotografa e mi rassicura dicendo che ancora non è capitato di fotografare qualcuno che non ce l’avesse. E le mie cicatrici sparse in varie parti del mio corpo? Sorride e indica il suo corpo ricoperto di tatuaggi…

Adesso devo farlo questo è il momento giusto.

Così la mia Fotografa mi guida e riesco a lasciare la me impacciata per una nuova e più sicura.

Mi tornano in mente le offese che da piccola ho subito perché avevo le mie grosse e flaccide tettone, piuttosto che da adulta visto che avevo il coraggio di indossare un bikini invece di un costume intero. Quanto riuscivano a farmi sentire mortificata e umiliata.

Ma ora la mia Fotografa e le persone che ho intorno guardano il mio culo tondo con lo stesso rispetto con cui guardano le mie ginocchia o le mie mani, e finalmente mi svincolo da tutto ciò, e sono libera per la prima volta di essere me stessa di accogliermi ed essere accolta.

Poi un ragazzo con una folta chioma e un barbone incolto, completamente nudo e bello come un semidio, mi chiede se può posare con me, penso che forse sono ancora nel sogno con il centauro anche perché le misure sono molto simili…

Mi fanno sedere a terra gambe aperte con le ginocchia su, la mia Fotografa prende le mie braccia le incrocia sotto al seno con le mani che reggono le tette, ora sono di nuovo in imbarazzo, completamente esposta in ogni mia parte, la mia fica è aperta verso l’obiettivo che ho davanti. Ma questa remora viene spazzata via dal ragazzo che si siede dietro di me, e mi avvolge con le sue gambe sento la forza della sua mascolinità sul mio fondoschiena e il calore della sua pelle che mi infonde sicurezza, e quando mi mette una mano sotto al mento per girarmi la testa verso di lui e infilare la sua lingua dentro la mia bocca, ancora io lo accolgo. Perché questa sono sempre stata nella vita: una persona che ama accogliere molto spesso senza avere nulla in cambio. Ora tutto viene ribalto sono io che vengo finalmente accettata per come sono. Sono così grata di essere nuda e fotografata, in barba a inutili stereotipi che mi ha inculcato mia madre, la suora e persino le mie compagne di classe. Perciò ecco la cellulite la pancia e le cicatrici, ma voilà anche alle mie belle tette a il mio culo che parla e alla mia pelle ambrata.

Mi sono spogliata davanti all’obiettivo per sentirmi libera, da quella scatola che in altri scatti ha riprodotto la mia immagine goffa e con gli occhi bassi, e che ora mi cattura per quella che sono. Senza etichette senza ruoli senza copione. Il nudo è qualcosa di primordiale che sa raccontare la bellezza nella sua fragilità, nelle pieghe imperfette quanto vere di un corpo nella sua bellezza al di là del pudore e delle forme.

Sono finalmente io e il mio Sé, serena e conscia di essere con la fica al vento le tette sorrette da uno sconosciuto e fotografata con la possibilità di essere pubblicata, e felice di esserlo.

La mia vita il mio corpo i miei desideri. Grazie non sarò mai più la stessa.

Sarò di libera di essere ciò che voglio essere.

Lancio uno sguardo alla mia Fotografa e comincio a comprendere anche lei, che scatta foto di nudi perché quello che ne viene fuori deve incontrarsi con quello che noi vogliamo comunicare. È una sfida per la mente ritrarre un corpo nudo da cui poi esce una storia. Quando tolti i vestiti rimane la materia grezza che scatto dopo scatto prende forma, lei deve guardarci per fotografare ma farlo senza giudicare, mentre prendiamo forma e la nostra immagine diventa viva al di là della nudità e della mente.

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