KINKROSE:UN FILO D’ERBA
BY: Kink Rose - @_kinkrose_

È il 17 maggio, mentre sto abbozzando questo articolo sono in casa dei genitori della mia ragazza; pochi giorni prima è mancato l’ultimo dei suoi nonni, ma nonostante tutto il clima è sereno. Suo nonno si è fatto una bella vita, ha viaggiato per il mondo come capitano di mercantile, si è creato una famiglia numerosa, ha avuto una casa vicino al mare e ha avuto la fortuna di non andarsene da solo vista la presenza dei familiari. Magari anche molti di noi potranno essere così fortunati da creare una bella famiglia e vivere la vecchiaia in pace. Ma fermandosi un attimo a pensare ci si rende conto che non tutti hanno la fortuna di potersene creare una, anzi per molti è persino quasi un lusso, lo sanno bene Marlon e Mattias, aggrediti a Padova: la loro unica colpa è stata quella di tenersi per mano e darsi un semplice bacio in mezzo a una strada, come farebbero tante altre coppie.

Oppure quella coppia a Roma aggredita da un tizio che minacciava di entrare addirittura in casa loro 

E credo lo sappiano bene anche quei miei amici gay, lesbiche, poliamorosi, pansessuali o anche bisessuali che tutti i giorni devono lottare contro una società che li guarda come se fossero persone a parte, a iniziare dal loro stesso nucleo familiare.

In questo mondo, tra tutte le assurdità che abbiamo, il preferire un maschio o una femmina (o anche tutti e due o nessuno) può determinare la persona che sei e quanto puoi valere in relazione alle altre attorno perché da un certo punto della storia dell’uomo si è deciso che chi ha relazioni intime con lo stesso sesso è un deviato che va allontanato dalla comunità. Da questo punto in poi non solo quindi il termine “omosessuale” viene inteso in malo modo, ma viene supportato anche da altre parole come checca, frocio, culattone eccetera. Intese a sminuire queste persone, termini talmente forti e radicati nelle nostre menti e nelle generazioni a seguire, anche tra i media come programmi tv e film, che ormai non ci pensiamo neanche più quando le usiamo.

Lesbica, trans sono altri termini che di per sé hanno un loro specifico significato, ma ecco che vengono presi e utilizzati in modo dispregiativo, offensivo, quando di per sé indicherebbero solamente una donna che ha attrazione verso un’altra donna da una parte e dall’altra una persona che, nonostante sia nato con un sesso specifico, si identifica nel sesso opposto al proprio di nascita.

Come disse Nanni Moretti “le parole sono importanti” ed è davvero importante usarle bene perché creano la realtà che ci circonda. Anche chi non è in malafede cade in questi errori, come ho detto prima è una cosa che colpisce tutti, me per primo. Quante volte ad esempio, magari da parenti un po’ in là con l’età sentiamo “so che Tizio è un gay”, “stanno saltando fuori tutti ora” o la sempreverde “ormai sono tutti froci”; per non parlare dei classici luoghi comuni del tipo che tutti i gay sono simpaticissimi. Conosco chi lo è ed è uno stronzo da competizione.

Queste cose si sentono spesso e volentieri da chi è più grande di noi, i cosiddetti adulti, molti dei quali essendo tali pensano di sentirsi potenti e fieri, di sapere tutto della vita e di voler governare il mondo come fosse casa propria ma che si fanno inculare alla prima pubblicità del “clicca qui per vincere un i-phone”; ma anche chi è nostro coetaneo inciampa spesso e volentieri ed è soprattutto con loro che mi arrabbio di più. Spesso tra ragazzi, soprattutto molto giovani come gli adolescenti, si scherza e ci si prende in giro a vicenda magari esagerando con le parole senza rendersi conto che quello che può far ridere a voi non è detto che vada a genio con chi vi sta a fianco e vive sulla propria pelle tutte le ferite che la società gli sta causando.
Ascoltate i vostri figli, supportate i vostri amici, stategli a fianco soprattutto quando saranno loro i primi a non voler parlarne perché è proprio quello il momento più cruciale per loro, il periodo in cui voglio cercare di capire chi sono e che cosa vogliono farsene della propria vita. Non lasciateli in balia di loro stessi in questo mare continuamente in burrasca perché non potranno avere altri fari che voi.

Qualche giorno fa ho sognato che ero in mezzo a un prato su una collina, si vedevano delle montagne in lontananza e c’era un sole molto basso quasi un tramonto. Su questo prato reso dorato dalla luce mi trovo di fianco un mio caro amico venuto a mancare il dicembre dello scorso anno. Era esattamente come me lo ricordavo prima che quella maledetta leucemia se lo mangiasse vivo e lo portasse via.
Era un ragazzo estremamente vivo, disponibile per chiunque, molto attivo nella suo paese soprattutto nell’oratorio dove prestava volentieri le sue mani, tanto attivo nella comunità del suo paese da riuscire a diventare consigliere comunale. Ci conoscevamo dalle superiori, dopo la scuola ci siamo persi di vista per poi rincontrarci due/tre anni fa circa e da allora abbiamo legato molto. Con me si è confidato molto, a partire dai dubbi sulla sua sessualità nel periodo scolastico, alla presa di coscienza e al suo coming out. Non so il perché l’abbia fatto proprio con me e non so nemmeno se sono stato l’unico a cui abbia detto queste cose ma sta di fatto che davanti a me non avevo “un gay”, avevo davanti a me un ragazzo della mia età, una persona, che semplicemente stava raccontando della sua vita e a cui volevo molto bene. Ci siamo così tanto abituati al concetto di “io e gli altri” che ci siamo dimenticati che tanto alla fine siamo solo persone e che una volta che non saremo più qui sulla Terra saremo anime indistinguibili una dall’altra, come un filo d’erba in mezzo a un prato illuminato dal sole.

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