LISA STAIN:LA COSA PIÙ NORMALE DEL MONDO
BY: Lisa Stein - @lisastein_mood

Non saprei dire quando mi sono sentita per la prima volta davvero me stessa.

Ricordo dei momenti in cui mi sono detta: ecco ce l’hai fatta. Poi è subito scattata la voglia di fare un passo in più, e così sono arrivata a oggi senza quasi rendermene conto.

Inizialmente ho provato semplicemente a esprimere il desiderio che avevo dentro di rompere degli schemi precostituiti; le scelte in realtà erano minime ma me le sentivo addosso forti e intense.
Ricordo una serata in cui vestivo una giacca da uomo e capelli da uomo ma portavo accessori femminili e un filo di trucco. Erano le prime uscite. Nulla confronto ad ora ma erano comunque situazioni intense in cui credo provassi già quello, che negli anni seguenti, ho poi voluto costruire su di me.

C’è stato da subito l’apporto di Barbara, una mia carissima amica che si è appassionata alla mia ricerca al punto da diventarne parte. Lei ha visto prima di me quello verso cui, forse inconsciamente, stavo andando e ha iniziato a ventilare ipotesi su cui ci divertivamo a fare progetti di situazioni nuove da mettere in cantiere. Tutto è stato molto naturale.
Essere fatta aiutare a vedermi come sarei voluta essere, propormi idee e soprattutto metterle in pratica è stato ed è tutt’ora un fattore fondamentale per riuscire a fare evolvere le idee.
Farlo insieme ad un’amica è stato, anche quando si è rivelato difficile da sostenere, molto divertente; appassionanti i momenti in cui si pensa alle idee da mettere in pratica.

Le prime uscite sono state già molto fuori dagli schemi. Canottierine lunghe con inserti di pizzo su skinny neri strettissimi. Le scarpe erano dei sabot da uomo, a volte i Dr. Martens. Solo in seguito ho indossato con più consuetudine delle ballerine, i tacchi sarebbero arrivati più tardi.
Tanti gli accessori. Li ho sempre amati: bracciali, anelli, collane foulard, borsette. I primi, prestati da lei, sono ancora parte del mio guardaroba.

Credo che sia stato naturale ad un certo punto volere indossare delle gonne; non so nemmeno se ci sia stata necessità di dirselo. Eravamo in uno store per vedere delle cose per me e mi ricordo che scegliemmo una gonna a tubo. La volli indossare subito. Fu la cosa più normale del mondo. Lo ricordo come fosse adesso perché, uscendo cambiata,  ero stranita da quanto fossi a mio agio. Nel frattempo stava accadendo qualcosa di nuovo
I look in progetto da androgini viravano sempre più al femminile e la cosa avveniva abbastanza naturalmente al punto che insieme capimmo che era giunto il momento di fare quel passo in più che forse non avevo mai osato proporre ma che in realtà ormai desideravo.
Decidemmo così di provare a vedere se era il momento di portare in pubblico quello che stavamo immaginando in privato o almeno qualcosa che si avvicinasse.

Capitò in un pomeriggio.
Quella giornata divenne un punto di partenza, inimmaginabile solo qualche anno prima.
Dovevamo incontrarci a Bologna davanti ad un grande store per fare degli acquisti e lo raggiungemmo ognuna con la sua auto. Mi ero preparata da sola e non dissi nulla a Barbara per non agitarla e per non farmi influenzare in anticipo dalle sue eventuali perplessità.
Misi per quell’occasione una gonna nera lunga fino alle caviglie fasciante con una magliettina nera striminzita molto scollata… Ai piedi delle ballerine gialle divertenti e al collo un gioiello etnico che tra l’altro mi aveva prestato lei tempo prima per i miei abituali look androgini.
In testa ero ancora impreparata e optai per un voluminoso turbante nero fatto con un mio foulard che incorniciava ed evidenziava il trucco. L’impatto era molto caratterizzante verso l’esotico. Ero tranquillissima nelle mie nuove vesti ma molto agitata per l’incontro e la reazione, comprensibile, che ci sarebbe potuta essere nel vedermi così diversa.
Lei arrivò con un po’ di ritardo e subito non mi riconobbe.
Fu un momento molto emozionante ed è giusto dire assolutamente non facile per entrambe.
Fu tutto talmente vero quello a cui eravamo arrivate che quel giorno ognuna di noi capì che ormai non poteva che essere così.

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