Luca Mata - @matarazzoluca
MEET MADIA V. I

La curiosità per il mondo dell’erotismo è in principio una ricerca di me stesso e della mia sessualità, e farlo attraverso l’osservazione e la conoscenza di altre persone è il mio modo.”

 

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Luca Mata: il fotoreporter erotico

Luca Matarazzo è un fotografo italiano che è riuscito a fare della fotografia di nudo un linguaggio, un racconto, senza tabù e pregiudizi di nessun tipo. Un artista nato in realtà come fotoreporter, ma che ha saputo fare della propria esperienza un tratto distintivo dei suoi scatti.

1. Ciao Luca, è bello averti con noi su IAMNKD. Ti va di raccontarci il tuo battesimo fotografico?

Oddio sono passati tantissimi anni, ricordo però una delle prime foto che feci, un ritratto a mio papà, sdraiato su un lettino nella casa al mare, vestito in maniera ignobile e con in testa una cuffietta da piscina a strisce bianche e nere.

2. Fotoreporter e fotografo erotico, c’è una linea che collega queste due realtà?

Sì, certo, per me fotografare è un modo per raccontare una storia, come il linguaggio, è il mio medium per avvicinare un mondo e cercare di capirlo, qualunque siano il soggetto e il tema trattati.

Negli ultimi tre anni, insieme a Salvatore Garzillo e Alan Maglio, ho lavorato a un libro molto importante che racconta la fotografia di cronaca nera dal dopoguerra ai primi anni 90 e che si intitola “Ultima Edizione – Storie nere dagli archivi de La Notte” e devo dire che sta avendo un discreto successo. Nella fotografia erotica il mio approccio e il mio intento di racconto sono identici a quelli che ho con la fotografia giornalistica o di reportage.

3. Come hai iniziato ad approcciarti alla fotografia di nudo?

Come per tutto quello che ha riguardato la mia vita, la curiosità e la voglia di conoscere meglio qualche cosa mi spinge a entrarci e approfondirla, cercarne una sintesi, una documentazione, un ricordo. Sono abbastanza smemorato, ma quando faccio una foto, oltre che sui miei hard disks, una copia rimane immagazzinata nel mio cervello. La curiosità per il mondo dell’erotismo è in principio una ricerca di me stesso e della mia sessualità, e farlo attraverso l’osservazione e la conoscenza di altre persone è il mio modo.

4. Hai detto di voler raccontare la “sessualità italiana del 21esimo secolo” parlando del tuo progetto “Eromata”.
Come è nato? Perché hai scelto le istantanee per questa raccolta?

Eromata l’ho iniziato nel 2012, e con il passare degli anni mi sono trovato con quasi 8000 istantanee e una quantità di persone conosciute e fotografate davvero enorme. Da appassionato di archivi ho capito l’importanza di lavorare sui grandi numeri, ho imparato che con il tempo le fotografie, con le loro persone, i dettagli di abbigliamento, i luoghi e gli oggetti, assumono un valore antropologico enorme, permettono di avere un piccolo spaccato di una società, dei suoi usi e dei suoi costumi. Non riesco a non vedere questo potenziale in un lavoro di questo tipo, credo anche che la consapevolezza di questo valore renda i miei scatti “diversi”. Questo non vuol dire per me cercare di ripulire la mia fotografia da un’etichetta erotica/pornografica o come la si vuole chiamare, ovviamente ha tutti questi valori, non c’è uno che sia preponderante, non c’è uno che sia più o meno nobile: tutto cammina a braccetto, tutto è una cosa sola, come gli esseri umani con tutte le loro sfaccettature.

Comunque, tornando a Eromata, è iniziato un po’ per caso, nel momento in cui mi sono trovato, per un altro progetto, a fotografare dei venditori di rose usando le loro macchinette istantanee. Ho voluto comprarmene una, e me la sono portata insieme alla mia Nikon durante uno shooting con un’amica. Ho fin da subito amato il mezzo e il risultato, e ho capito la potenzialità e le caratteristiche che mi avrebbero permesso di ottenere il tipo di scatti che cercavo. In un mondo dove tutto vive dentro a dei computer, la possibilità di creare uno scatto che sia un oggetto fisico e unico, non riproducibile, è sicuramente un aspetto che mi ha fatto scegliere di concentrarmi su questo mezzo.

5. Chi sono i tuoi soggetti ideali e quali invece cerchi di evitare?

Non ho standard estetici, non ho soggetti che, a priori, scarto. Se non scatto con qualcuno è perché a pelle ho avuto una bad vibration, ma in generale credo che non mi sia mai successo di decidere di non scattare qualcuno. Tutti hanno qualcosa da raccontare e il mio lavoro da reporter mi ha insegnato tanto su come rapportarsi con chiunque: dalle persone più umili a un capo di stato, per tutti vale la regola del rispetto e dell’empatia.

6. Ci sono state situazioni in cui ti sei sentito a disagio nel dichiarare di essere un fotografo di nudo?

In alcuni contesti lavorativi non ho sbandierato il mio lavoro erotico, ma non ho neanche mai celato chi sono e cosa faccio. Credo che per fare un lavoro erotico onesto serva anche avere il coraggio di esporsi: chi fotografo si espone, e io ho il dovere di essere uno scudo per loro, ma per essere un buono scudo devo avere la forza di rivelarmi e non vivere nell’ombra. Bisogna sempre avere il coraggio di essere sé stessi, questo in generale nella vita. Sinceramente non ho molta stima di chi non fa questo in maniera onesta o trasparente.

7. Dove possiamo seguirti o comprare il tuo libro?

Potete trovare tutto nel mio profilo Instagram @matarazzoluca nella bio.

#IAMNKDTIPS

Che tu sia davanti o dietro all’obiettivo, quale apporto onesto puoi dare all’erotismo se non ti esponi?

E tu cosa ne pensi? Lasciaci un commento per farcelo sapere!

Stay tuned, a breve online la seconda parte dell’intervista a Luca Mata!

Vi siete innamorati di Madia? Anche noi! Potete seguirla sul suo profilo Instagram @io_r_esistoanchesenonvuoi
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