SE È PORNO LASCIO…
BY: Diego Tigrotto - @tigrotto_sexpositive

Se è porno... lascio!

La domanda da cui nasce questa riflessione è che differenza c'è tra porno e erotismo o meglio: cosa si può mostrare senza essere giudicat* volgari?

L’erotismo è riconducibile a un genere letterario e quindi quando viene traslato nell’immagine ha un aspetto più mentale, giocato sul vedo non vedo e sul fascino della seduzione, ma senza esporsi troppo. Il porno invece è esplicito, senza censura e da guardare in privato per sfogare la carica ormonale. È considerata l’antitesi della cultura, un genere degradato e degradante per chi lo fa; uno spettro che preoccupa per le nuove generazioni che ne hanno accesso gratuito, illimitato e costante.

Breve storia del porno.
Eppure il porno non nasce così: meno di 50 anni fa ci sono volute lotte ed escamotage creativi per far sì che diventasse legale. Poi come tutto, è stato fagocitato dal capitalismo, anzi ne è diventata la punta di diamante, l’industria più redditizia del web. A scapito della liberazione della sessualità appunto, che è diventata oggetto dello sguardo morboso di chi non può e non vuole viverla per aderire al sistema e i suoi canoni morali.

Negli anni ‘80 e ‘90, con il boom delle VHS, il mercato era quello di uomini bianchi, di classe media, che bramavano ragazze disinibite, arrivando a farle diventare star: in Italia ne abbiamo avute due al Parlamento ed erano adorate da milioni di uomini. Le donne, invece, di pornografia non ne guardavano e non ne parlavano, se non come un’espressione dell’oggettificazione del corpo femminile. A ogni modo c’era un mercato florido e delle produzioni che avevano dei budget elevatissimi e facevano film con trame, costumi e maestranze che duravano più di un’ora.

Con l’arrivo di internet, e ancor di più con la creazione dei tubes, ossia di contenitori di video caricati dagli utenti, si è verificato un crollo dell’industria del porno, in quanto i contenuti erano piratati e distribuiti gratuitamente e le case di produzione non avevano alcuna possibilità di fermare questo mercato. Inoltre con l’accesso a questi collettori cambia anche radicalmente il modo di usufruire del porno, cioè con clip brevi, suddivisi in categorie tematiche e non più in film: spesso, infatti, sono delle sintesi di video più lunghi, ma pur sempre nati come cortometraggi. Questo impoverimento generale della scena ha spaccato il mercato: da una parte le produzioni di Los Angeles e dell’Est Europa, diventate per ragioni economiche il fulcro della produzione nel vecchio continente che seguono sfornando video con dei contenuti piuttosto standardizzati, e dall’altra video amatoriali, che hanno preso piede proprio per la facilità di distribuzione che ha creato il web 2.0.

Esiste un altro porno.
In questo contesto, dai primi anni del nuovo millennio, iniziano a diffondersi in contesti femministi e queer dei collettivi che creano contenuti post-porno. Restano però visibili solo nell’ambito dei festival, in quanto hanno una natura non commerciale e come fine non hanno unicamente quello di far masturbare gli spettatori. Raccontano invece di corpi, orientamenti e fantasie che non vengono veicolate nel porno mainstream, cioè quello che circola comunemente.

Chi vede per la prima volta questi video potrebbe anche dire che non sono porno, in quanto non necessariamente c’è gente che fa sesso, o almeno non quello penetrativo. Eppure il termine porno viene fortemente rivendicato in quanto c’è bisogno di dare spazio ad altre narrazioni che non siano quelle con dei canoni sulle forme dei corpi, sulle pratiche che essi svolgono stabilite da chi vuole lucrare sul sesso.

Cos’è questo altro porno?
Il porno (che non ha più neanche bisogno dell’aggettivo post per differenziarsi) vuole essere espressione senza alcuna censura dell’approccio personale al sesso di chi lo produce; di performer che vengono trattat* in maniera etica, stabilendo il consenso dei limiti di ciascun* nelle scene; mostrando corpi non conformi a degli standard di bellezza, di genere o di dimensione di quel porno che invece di essere vissuto come momento di unione e di gioco, è spesso una performance fisica estenuante, e ha tanti sottogeneri: può essere politico, comico, sperimentale, artistico, educativo.

Ma al momento è un mercato di nicchia sostenuto solo da alcuni amatori ma non c’è chi investe né un’ampia richiesta pubblica.

E quindi cosa si può fare?
Innanzitutto non considerare il porno come un blocco unico e dare a questo la responsabilità dei problemi che si hanno sulla sessualità in questo momento storico. Il problema non sono questi materiali, né la loro diffusione, ma la totale assenza di alternative: di sesso non se ne parla in maniera costruttiva, formativa, utile a creare consapevolezza; non esistono spazi dove poter vivere la sessualità in maniera condivisa, se non club di scambisti che mantengono comunque una struttura piuttosto patriarcale, omofobica e poco aperta alla sperimentazione.

Il porno indipendente comunque, anche se poco visibile, esiste! Quindi se potete finanziamolo, sosteniamolo parlandone, facendo capire che esiste un interesse. Poi non sparliamo e giudichiamo chi il sesso lo fa per lavoro. Il porno lo fanno l* sexworker. L’uso del termine p*ttana come offesa è un chiaro segno di quanto ancora ci sia uno stigma e una sessuofobia diffusa e radicata.

Ma soprattutto il porno facciamolo, senza pudore. Non intendo di aggiungere un’ennesima sessione di sesso di coppia davanti alla telecamera o al telefonino… ma raccontiamo liberamente le nostre fantasie e i nostri desideri, mostriamo il nostro corpo e come ci piace toccare ed essere toccat*.

Non perderemo la nostra intimità, ma condividendo con il mondo ne avremo una più grande.

Fino a che accetteremo che il sesso sia qualcosa di non pubblico ma privato, daremo adito a chi giudica di sparlare di ciò che può o non può essere visto. Riprendiamoci la libertà di mostrare i nostri corpi che non devono essere mai considerati osceni. La sessualità è una forma di espressione molto potente che va oltre il linguaggio della ragione e per questo spaventa. Lottiamo affinché sia un nostro diritto poterla vivere con gioia, lontan* dai sensi di colpa e dalla vergogna che vengono associati a essa.

#IAMNKDTIPS
Sdoganiamo il porno, sosteniamo il porno, amiamo il porno!

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