Cristiana Folin è una meravigliosa fotografa che ha saputo reinventarsi dopo una vita 'normale'.

E lo ha fatto scegliendo chi tenere nella propria vita e chi scartare nel nome dell’Amore per se stessa.

Sono cresciuta in un ambiente che trasudava porno dalle pareti.
Mio padre ne era appassionatissimo e possedeva collezioni complete di filmografie e fumettistica varia. A dodici anni conoscevo perfettamente Gabriel Pontello e tutti i suoi derivati (beh oddio, il derivato era uno solo alla fine). Moana Pozzi era un po’ la zia di casa e l’elenco potrebbe continuare.
Ciò nonostante la mia famiglia era di stampo decisamente borghese e tutto si svolgeva di nascosto e in contrasto con l’estrema serietà (chissà se apparente o meno) di mia madre e la rigidità dei miei nonni che mi hanno cresciuta all’insegna del cattolicesimo, della purezza e dell’innocenza.
Formula che si è rivelata vincente negli anni a venire, quantomeno per la mia salute mentale.

Il porno e l’erotismo mi ballavano attorno e tette e culi al vento non sono mai stati motivo di scandalo per me. Mi è stato insegnato che ognuno deve essere libero di esprimersi come meglio crede e come meglio si sente di fare.
Certo adesso vedo attrici e attori porno come lavoratori normalissimi che si sono trovati a cogliere un’opportunità (alcuni) o a realizzare un sogno (altri), ma quando ero ragazzina ero di vedute ben più ristrette e pensavo che le attrici porno fossero persone comunque sempre disponibili.
Che quello non fosse per loro un lavoro come un altro ma un’attitudine irrinunciabile, una tendenza immorale insomma.
Beata me.

È stata proprio un’attrice porno a farmi cambiare idea. Ho incontrato Luce Caponegro ad una festa negli anni Novanta e mi si sono aperte le porte del porno fuori dal set. Era normale, vestita normale, poco truccata, molto semplice. E castissima.
Io devo aver assunto l’espressione della volpe davanti ai fari perché mi ha guardata esclamando “Hai visto? Sono normale!”.
Ecco, da quel momento in poi ho decisamente cambiato atteggiamento. Ho chiuso la spaccatura che avevo nel cranio, per farla breve.

E dire che anche io ho per anni provato sulla mia pelle il rifiuto, il pregiudizio, il fraintendimento, il doversi difendere da innocente solo perché ero vicina a certi ambienti (che non frequentavo, ma si sa…l’osmosi…). Ho pagato caro il mio essere giudicante. Nonostante la mia ironia mi abbia salvato la vita in più di un’occasione ho dovuto fare i conti con l’etichetta che mi avevano appiccicato addosso.

La mia allegria era per tutti leggerezza e per me si è trasformata in uno stigma pesante da indossare. Ma l’ho sempre indossato con eleganza.
Pensavano che io fossi un’ochetta stupida e inconcludente. Una cui piaceva solo divertirsi e che non aveva voglia di lavorare.

Nel frattempo io mi sposavo con un ingegnere e cambiavo città per poter lavorare dignitosamente. E mi facevo un culo multiplo.
Sono scappata talmente tanto che alla fine ho divorziato. Chiaramente non mi sentivo all’altezza di una vita “normale”.

Dopo il divorzio ho trovato il coraggio di oppormi al luogo comune e ho cominciato a combattere. Sono andata dritta per la mia strada.
Quella dell’ironia e della rivoluzione personale. Quella dei tre lavori in contemporanea e della sopravvivenza sopra ogni cosa e a qualunque costo. Quella dei mille colori di capelli e dei mille tatuaggi.
Nonostante avessi quaranta e passa anni.
Mi sono allontanata da molti di quelli che credevo amici e mi sono avvicinata a persone nuove. Più creative e più simili a me.
Ho ricominciato a fotografare, ne ho fatto (quasi) un lavoro girando i locali di notte.
Ero sola, potevo fare quello che volevo. Ero sola e libera. E libera di rifiutare chi non mi andasse a genio.
La macchina fotografica era una bella arma di protezione sebbene molti la vedessero come mezzo per ottenere altro. Ecco, quelli lì sono rimasti sempre a bocca asciutta.

Mi sono reinventata.
Alla fotografia ho unito la scrittura e la gestione dei social per terzi. Ho ricominciato a studiare e mi sono creata una nuova posizione. E non era certo a novanta. Hanno cominciato ad apprezzare la mia curiosa personalità e hanno cominciato ad accomunarmi a mio padre per intelligenza, acume e simpatia.

Ho remato così forte controcorrente e contro gli sguardi sprezzanti che alla fine anche la corrente si è arresa. Non ho mai cambiato niente della mia (multipla) personalità e nemmeno della mia testa di cazzo infinita. A quella sono tanto affezionata.
Ho solo capito chi scegliere e chi scartare nel nome dell’Amore che devo a me stessa. E il segreto sta davvero tutto qui: nel saper dire no al momento giusto e alle persone giuste.
Bisogna saper osservare, senza mai sentirsi inferiori. Mettersi a nudo non è da tutti. E (agli altri) fa paura.

Think about it babies!

#IAMNKDTIPS
Reinventarsi non significa cambiare! Significa capire chi è e chi merita di restare nella nostra vita.

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